Crea sito
Crea sito

Chi ha incastrato Roger Rabbit

Titolo italiano: Chi ha incastrato Roger Rabbit
Titolo originale: Who framed Roger Rabbit

Codice: VS 4280
Durata: 104 minuti
Edizione: Ottobre 1989
Distribuzione: Creazioni Home Video
Tipologia: Vendita
Box: Nero grande in plastica rigida
Messaggio antipirateria: Creazioni Home Video – Vendita
Intro: Creazioni Home Video
Promo iniziali: Assenti.
Promo finali: Assenti.
Contenuto: La videocassetta contiene il film cinematografico Who framed Roger Rabbit di Robert Zemeckis, prodotto dalla Amblin Entertainment di Steven Spielberg e dalla disneyana Touchstone Pictures, uscito nei cinema italiani nel 1988 con il titolo Chi ha incastrato Roger Rabbit, con i suoi crediti italiani iniziali e finali.

Segni particolari: L’evento del 1989, almeno per quanto riguarda l’home video disneyana, è il lancio in videocassetta del film Chi ha incastrato Roger Rabbit, enorme successo al botteghino negli States, campione d’incassi in Italia nella stagione cinematografica 1988-89 e dulcis in fundo – come riportato anche sul fronte della fascetta – vincitore di quattro premi Oscar (montaggio, montaggio sonoro, effetti speciali ed un Oscar speciale a Richard Williams per le animazioni) nonché di altri riconoscimenti speciali. L’uscita del film in vhs è accompagnata da una miriade di articoli, pubblicità e trafiletti sui periodici disneyani, in particolar modo su Topolino, dove per alcune settimane non si parla d’altro. Qui sotto un piccolo esempio, estratto dalla collezione di fumetti del nostro prezioso collaboratore Andrea Briganti, dove l’uscita della videocassetta viene descritta come “il video evento degli anni ’90”.

Come probabilmente sapete già, il film ha avuto una storia davvero controversa.
Ispirato dal romanzo di Gary Wolf del 1981 intitolato Who Censored Roger Rabbit?, del quale la Disney acquisisce i diritti l’anno successivo, il progetto Roger Rabbit viene inizialmente tirato per le lunghe – ricordiamoci che fino ad allora le produzioni a scrittura mista realizzate dalla Disney, ultima in ordine cronologico Elliot il drago invisibile, erano prodotti decisamente per famiglie – ma nel 1985 l’allora A.D. Michael Eisner decide di puntare dritto sul film e assume Robert Zemeckis per la regia, fresco del successo del romantico e avventuroso All’inseguimento della pietra verde e del primo, fantastico episodio della saga di Ritorno al futuro. La prestigiosa Amblin Entertainment di Steven Spielberg si occupa di produrre il film a fianco della Disney, ma ben presto la casa del Topo opta per “occultare” il marchio disneyano e distribuire il lungometraggio sotto la novella etichetta Touchstone Pictures, nata nel 1984 come costola della Walt Disney Pictures proprio per quei film i quali, per tematiche o scene non adatte ai più piccoli, non potevano figurare come Disney e “compromettere” il marchio (un problema già riscontrato con la produzione di Live Action quali The Black Hole e Tron, non esattamente pellicole adatte ai bambini).

Chi ha incastrato Roger Rabbit non è infatti la classica commedia disneyana, né un film d’avventura, né tanto meno un musical in perfetto stile Walt Disney. È un giallo, un noir, seppur in salsa comica e accompagnato dall’inusuale presenza massiccia di cartoni animati, che interagiscono in maniera sopraffina con gli attori in carne ed ossa. Ma gli stessi cartoon sono occasionalmente avvolti da una nube malinconica, cinica, più “umana”: la sensuale Betty Boop è in bolletta e vende sigarette ai frequentatori del club Inchiostro e Tempera (“c’è poco lavoro da quando i cartoni animati sono passati al colore”, sospira la morettina), dove si esibisce la femme fatale Jessica Rabbit; Dumbo è un fenomeno da baraccone prestato dalla Disney al produttore R. K. Maroon e lavora “per un pugno di noccioline”; Baby Herman è un cinquantenne volgare, amante dei sigari e delle belle donne, nel corpo di un infante; Theodore “Teddy” Valiant, fratello ed ex socio del detective protagonista, viene assassinato…da un cartone.

Stiamo forse esagerando? In realtà siamo convinti che l’intento del film sia proprio quello di rendere dissacrante la presenza dei personaggi animati, inserendoli in un contesto cupo e ombroso ma non perdendo quell’autoironia tipica dei cartoni. Si ride, eccome, ma c’è anche spazio per momenti seri e perfino penosi. L’investigatore Eddie Valiant, vero protagonista del film ed interpretato da un Bob Hoskins da applausi, è schiavo dell’alcol (“Ma tu non eri Eddie Valiant? O adesso ti fai chiamare Jack Daniel’s?”, cit.), perennemente al verde e in conflitto con la compagna Dolores, vivacchiando nel ricordo del fratello defunto. La sequenza dove il detective si addormenta sbronzo sulla scrivania, guardando le vecchie foto della gita a Catalina con la compagna e il fratello, accompagnata dalle morbide note jazz di Alan Silvestri, è da nodo alla gola.

La storia si sviluppa nel 1947 ad Hollywood, dove il nostro Eddie Valiant, ex detective dei cartoni animati che ha bruscamente abbandonato l’ambiente dopo la morte del fratello, viene ingaggiato da R. K. Maroon (Alan Tilvern), cinico proprietario degli omonimi studi di animazione, per indagare sul presunto tradimento della moglie di Roger Rabbit, personaggio di spicco dei Maroon Cartoon, che il principale crede sia alla base delle sue sempre più frequenti distrazioni sul set. Il detective scatta alcune foto compromettenti di Jessica Rabbit in compagnia del bizzarro Marvin Acme (Stubby Kaye), patron delle omonime industrie di scherzi per cartoni (i preferiti di Wile E. Coyote!), e il giorno successivo lo stesso Acme viene assassinato. La polizia sospetta di Roger, sconvolto dalla scoperta del tradimento della moglie, ma Valiant – sebbene all’inizio riluttante – si offre di nasconderlo dal giudice Morton (un gigantesco Christopher Lloyd, che già aveva vestito i panni del mitico “Doc” per Zemeckis in Ritorno al futuro), ansioso di giustiziare il coniglio sciogliendolo nella “salamoia”, miscela di sua invenzione ed unico modo di uccidere un cartone animato. [ATTENZIONE: SPOILER] Di lì a poco, anche grazie all’aiuto della compagna Dolores (Joanna Cassidy), Valiant scoprirà che il tradimento della sexy Jessica è parte di un piano ordito dallo stesso Maroon per vendere Cartoonia (Toon Town in originale), il sobborgo dove vivono tutti i personaggi animati, alla misteriosa azienda Cloverleaf, e all’investigatore non resterà altro che recarsi direttamente nel quartiere dei cartoni per risolvere il mistero. [FINE SPOILER]

Il comparto di animazione di questo film a scrittura mista, curato da Richard Williams, scomparso da poco, è impressionante: per la prima volta possiamo vedere collaborare personaggi Disney, Warner Bros., Metro-Goldwin-Mayer, Paramount Pictures, UniversalTopolino e Bugs Bunny “aiutano” Valiant quando precipita dal palazzo dove anche Titti ha il suo nido, i pennuti Paperino e Daffy Duck si esibiscono “all’ultima nota” di pianoforte al club Inchiostro e Tempera, Droopy è uno stralunato portiere d’albergo, a Cartoonia Meo Porcello, il Drago Riluttante, l’agnellino Danny, Elmer l’elefante, il Grillo e le conigliette di Max Leprotto cantano spensierati il motivetto “Dai, ridi, dai!” (“Smile, Darn Ya, Smile!”), mentre nella scena finale discorrono insieme, tra gli altri, Pippo, Silvestro, Pinocchio, Picchiarello ed Ezechiele. L’ultima parola, per par condicio, è riservata a due personaggi che di finali se ne intendono: Porky Pig, che con il suo “That’s all folks!” ha fatto la storia di Merrie Melodies e Looney Tunes targate Warner Bros., e la fatina disneyana Trilli, spesso “valletta” ufficiale delle puntate della serie tv Disneyland. Un vero peccato che all’appello manchino pezzi da novanta come Braccio di Ferro, il Superman di Max Fleischer, Casper (i quali avrebbero dovuto apparire nella scena del funerale di Marvin Acme, tagliata nella versione finale), Mighty Mouse e i sempreverdi Tom e Jerry. Curiosamente, nessuna traccia nel film di due personaggi Disney tutt’altro che trascurabili come gli scoiattoli Cip e Ciop.

Il doppiaggio italiano del lungometraggio è l’ennesima collaborazione di pregio tra la Royfilm e, in questo caso, la Cooperativa Doppiatori Cinematografici (C.D.C.). Sotto la sapiente direzione di Manlio De Angelis la voce di Marco Mete restituisce al meglio il grande lavoro di Charles Fleischer nella versione originale. Il nostro Marco ha da sempre ricordato con affetto il personaggio, nella grande mole di interviste che gli sono state poste sulla lavorazione del film, e proprio citando lui stesso come fonte non possiamo fare a meno di ricordare (o segnalare per chi non lo sapesse) che Mete ha doppiato il personaggio del coniglio prima nella versione spagnola del film, e solo poi in quella italiana! La Supervisor dell’edizione internazionale (la nota Claudia Gvirtzman) non riusciva a trovare una voce che riuscisse a riprodurre il personaggio anche nella versione spagnola.
Conoscendo Marco e sapendo che con lo spagnolo se la cavava abbastanza bene, gli propose di fare il provino per l’edizione spagnola. Lo vinse e, ancor oggi, sopravvive anche in Spagna la pista audio del nostro Roger italiano! Roger italiano che, oltretutto, fu respinto dagli americani al primo provino inviato col nome di MARCO METE ma che venne accolto con favore al secondo invio da parte di Manlio De Angelis (che non mollò l’osso dopo il rifiuto perché credeva che solo Marco potesse doppiarlo) e che quindi vinse al secondo tentativo inviando il provino a nome di….METE MARCO!
I dialoghi italiani sono firmati da colui che era il braccio destro del nostro Roberto de Leonardis, ossia Alberto Piferi, cresciuto sotto l’ala del Comandante, mentre per i testi italiani delle canzoni si segnala Roberto Chevalier. Alla direzione di quest’ultime, ovviamente, il buon Maestro Pietro Carapellucci. Se un po’ sorprende non avere Franco Latini almeno su Daffy Duck (che nel film parla per noi con la voce di un improbabile Francesco Pannofino), ritroviamo nei personaggi Looney-Disney molte iconiche voci anni ’80. Isa Di Marzio è Minni e Picchiarello; Vittorio Stagni è un azzeccato Paperino oltre che la Faina Smarty; Willy Moser è sia un buon Bugs Bunny che Gatto Silvestro e, infine, già si segnala la presenza di Gaetano Varcasia sul personaggio di Topolino, che poi accompagnerà magistralmente per tutto il decennio seguente.
Non possiamo fare a meno di chiudere il cerchio del comparto animato con la sensualissima interpretazione di Paila Pavese su Jessica Rabbit, senza ombra di dubbio addirittura più efficace e sensuale dell’originale, a nostro avviso!
Sugli attori in carne ed ossa, ovviamente, De Angelis non poteva scegliere altre se non voci di prim’ordine: partiamo da un efficace Michele Gammino sul protagonista Bob Hoskins, passando per il perfido Christopher Lloyd doppiato da altrettanta perfida dal nostro Dario Penne e chiudendo il terzetto dei protagonisti con la grande Maria Pia Di Meo a dar voce a Joanna Cassidy nel ruolo di Dolores. Ciliegine sulla torta i disneyani Gianfranco Bellini (Comare Volpe, Rudy Radcliff,  Tonto…) e Cesare Barbetti (Dean Jones…) a dar vita italiana rispettivamente ai personaggi di Marvin Acme e del Regista Raoul interpretati da Stubby Kaye e Joel Silver.

Il gruppo dei personaggi creati appositamente per il lungometraggio (Roger Rabbit, Jessica, Baby Herman e il burbero taxi Benny) riscuote un enorme successo e Roger, almeno per un breve periodo, viene promosso a vero e proprio simbolo Disney; appare a fianco del Topo nello special televisivo del 1988 Mickey’s 60th Birthday (arrivato da noi rimaneggiato e miscelato a spezzoni di corti classici, con il titolo Buon anno Topolino), diviene una presenza fissa nei parchi a tema (lo si può vedere a fianco della banda Disney nell’ottavo volume della collana Canta con noi, dal titolo Benvenuti a Euro Disney!), gli vengono dedicati un fumetto, una serie di gadget, un album di figurine, tre corti animati, un’attrazione a Disneyland Park e successivamente una anche a Tokyo Disneyland. Inoltre, l’autore del romanzo originale Gary Wolf nel 1991 pubblica un sequel ispirato al film, intitolato Who P-P-P-Plugged Roger Rabbit?.
Di seguito un po’ di materiale a tema, dalle nostre collezioni personali.

La videocassetta uscì in pompa magna sul mercato italiano nell’Ottobre del 1989 distribuita dall’allora Creazioni Home Video sotto il marchio Touchstone Pictures, ma fu ristampata svariate volte e rimase sul mercato per quasi tutti gli anni ’90. Una seconda edizione del nastro venne inclusa nell’Ottobre del 1996 all’interno del cofanetto Ecco Roger Rabbit!, mentre nel 2002 – ancora ad Ottobre – la terza edizione della vhs fu distribuita in allegato al settimanale disneyano Topolino – per la collana I grandi film di Topolino – e in una versione con box cartonato in abbinamento al settimanale Tv sorrisi e canzoni.
Il lungometraggio è presentato con i suoi crediti cinematografici in italiano, sia iniziali che finali, ma purtroppo il cartello del “finto” cartoon iniziale di Roger ed Herman Somethin’s Cookin’ è quello classico in originale, mentre nei nostri cinema era stato tradotto nella nostra lingua, forse in Cosa bolle in pentola. Proprio in riferimento a questo cartello, soffermiamoci su di una buffa peculiarità del master, presente esclusivamente nelle prime stampe della cassetta: subito dopo il logo Touchstone Pictures e i titoli italiani del film, dovrebbero partire i crediti del corto sopra citato, con tanto di face card dei due protagonisti, logo della Maroon Cartoon e titoli iniziali. Ma…sorpresa: mentre il comparto audio è corretto e possiamo sentire la sigla del cartoon Somethin’s Cookin’, sul video appare…il cartello italiano di fine primo tempo del film, seguito a ruota da quello di inizio secondo tempo, poi circa cinque secondi di “nero” e l’inizio del cartoon! Davvero assurdo!

I cartelli su sfondo rosso – che vi mostriamo nelle immagini soprastanti – sono quelli cinematografici, ma li ricorderanno anche coloro che hanno visto il lungometraggio negli anni ’90 sulla tv nazionale.
Il distributore italiano, dopo essersi accorto che i tecnici del montaggio dovevano aver alzato un po’ il gomito, ha corretto il master, che infatti non presenta più l’assurdo errore nelle sue stampe immediatamente successive. Se siete dei collezionisti, adesso presumibilmente vi starete chiedendo come fare a riconoscere una prima edizione di questa videocassetta. Innanzitutto controllate che lo sticker appiccicato sulla cassetta presenti il logo rosso della Creazioni Home Video e non quello azzurro della Touchstone Pictures. Poi, come suggerito al minuto 1:56 di questo video e verificato anche sulle nostre videocassette, un elemento interessante per risalire all’uscita del nastro può essere dettato dal marchio SIAE. Se sulla vostra copia della vhs il marchio è apposto con un timbro tondeggiante direttamente sulla fascetta, si tratta con tutta probabilità di una prima stampa e dovrebbe presentare l’errore di cui sopra. Se invece del timbro vedete un’etichetta incollata sul box o direttamente sul retro della fascetta o addirittura non c’è alcun marchio SIAE, molto probabilmente siete in possesso di una ristampa successiva. Nell’immagine sottostante abbiamo prelevato dalle nostre collezioni tre differenti stampe della cassetta: a sinistra la prima edizione con il timbro rotondo (con l’errore del master), poi una ristampa presumibilmente del ’90 con lo sticker rettangolare ed infine un’altra ristampa successiva, che non presenta alcun marchio.

Edizione italiana:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.