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Popeye, Braccio di Ferro

Titolo italiano: Popeye, Braccio di Ferro
Titolo originale: Popeye

Codice: Cod. 4022
Durata: 94 minuti
Edizione: Settembre 1984
Distribuzione: Walt Disney Home Video
Tipologia: Noleggio
Box: Bianco grande in plastica morbida
Messaggio antipirateria: Creazioni
Intro: Spaceship
Promo iniziali: Assenti.
Promo finali: Assenti.
Contenuto: La videocassetta contiene il film Popeye – Braccio di Ferro diretto da Robert Altman nel 1980 e uscito nei cinema italiani nel febbraio ’82. Il titolo è presentato col master video originale, senza titoli di testa e coda tradotti, né cartelli di crediti dell’edizione italiana.

Segni particolari: Pipa in bocca e barattolo (rigorosamente in latta!) di spinaci alla mano. Di chi stiamo parlando? Certo, Braccio di Ferro! È questo il nome con cui conosciamo in Italia il celebre personaggio di Popeye, nato dalla penna del cartoonist e fumettista Elzie Crisler Segar, uno degli artisti più influenti di sempre nel mondo del fumetto. Il marinaio, ancor oggi universalmente noto, fece la sua comparsa per la prima volta nel 1929, dieci anni dopo la creazione della serie Thimble Theatre (dove già era nata Olivia), dentro la quale il personaggio “debuttò” come striscia a fumetti. Segar morì prematuramente, a soli 43 anni nel 1938, a causa di una grave malattia. Il suo stile ha però influenzato molti colleghi del settore, anche in termini di sceneggiatura e non di solo layout, dato che Segar fu tra i primi a utilizzare lo humour all’interno di storie avventurose degne dei migliori racconti di Indiana Pipps.
Il film impresso su questo nastrino trae forte e dichiarata ispirazione dalle strisce del Thimble Theatre: la sceneggiatura di Jules Feiffer risente fortemente delle influenze delle strisce a fumetti originali,  che però in Italia non hanno mai goduto di troppo successo pur vantando un’appassionata cerchia di cultori ed amati del personaggio.

Già più nota nel nostro Paese è la serie animata dedicata al forzuto marinaio, realizzata da uno degli studi d’animazione che più hanno fatto “guerra” alla Casa del Topo negli anni ’30: i Fleischer Studios di Max e Dave Fleischer, divenuti poi Famous Studios dopo la “cacciata” dei fondatori da parte della Paramount Pictures. L’incipit del film rende omaggio alla serie di cortometraggi cinematografici, aprendosi con il logo della Paramount e con la title card di un episodio di Popeye the Sailor in b/n…ma il nostro Braccio di Ferro si affaccia da sottocoperta ed esclama “Ehi, cos’è questo, uno scherzo di Brutus? Sono nel film sbagliato!”.
La storia su pellicola del marinaio orbo inizia nel 1933 con Popeye the Sailor, episodio della serie di Betty Boop (i due ballano addirittura insieme!) dove il personaggio viene ufficialmente trasferito nel mondo del cinema insieme ad Olivia e Bruto: il successo fu enorme e, negli anni, sono nati molti spin-off e prodotti analoghi, anche più recenti quali Le nuove avventure di Braccio di Ferro e Che papà Braccio di Ferro, a nostro avviso nemmeno lontanamente paragonabili ai corti dei Fleischer Studios. Ricordiamo invece con piacere i tre bellissimi cartoon a colori – di durata maggiore dei classici 7 minuti – in cui Braccio di Ferro deve vedersela con un Bruto in versione Sinbad prima e Alì Babà poi, mentre il nostro interpreterà Aladino in una storia immaginata dalla sfortunata scrittrice Olivia. In Italia questi ultimi tre episodi, oltre ad una manciata di altri corti in una versione colorizzata e successivamente redistribuita dalla A.A.P. (Associated Artists Productions), sono stati inseriti in un gran numero di videocassette editoriali e non, tavolta come parte di compilation di cartoni animati di varie label. Ma sottolineamo anche come sul grande schermo italiano, tra la fine degli anni ’50 e gli anni ’80, siano stati portati alcuni film di montaggio quali ad esempio Le avventure di Braccio di Ferro e Braccio di Ferro contro gli indiani (qui la sigla e i titoli d’epoca, pubblicati sul canale YouTube del nostro amico passoridotto), realizzati unendo e rimontando spezzoni di episodi animati.

Dopo questa doverosa introduzione, parliamo del film: nel 1980 la Paramount Pictures e la Walt Disney Productions si associano con l’idea di creare il grosso blockbuster dell’anno dedicando un film al celebre marinaio. Le due case di produzione mettono al timone della nave uno dei più importanti registi americani, Robert Altman, prima di allora già universalmente riconosciuto per pellicole quali M*A*S*H e Nashville. Ma non basta…il cast attoriale è, già solo sulla carta, da urlo. Se è celebre il nome dell’attore principale, l’indimenticato Robin Williams, che in questo titolo esordisce come protagonista di film cinematografico, non sono da meno i comprimari. Shelley Duvall, l’iconica Wendy di Shining per la regia di Stanley Kubrick, riveste perfettamente i panni della storica fidanzata di Popeye, Olivia Oyl, contesa dal perfido Bruto (chiamato Brutus anche nella versione italiana, come in originale; ma del resto anche Popeye da noi diventa “Popeye detto Braccio di Ferro“) con le fattezze di Paul L. Smith, quest’ultimo celebre per pellicole come Dune di David Lynch o Scusi, dov’è il West? diretto da Robert Aldrich, ma ancor prima per essere stato, in coppia con Michael Coby / Antonio Cantafora una sorta di “clone” dell’immenso Bud Spencer in pellicole quali Carambola, Il vangelo secondo Simone e Matteo e Noi non siamo angeli. Roba da veri intenditori di B-Movie.

Come abbiamo scritto in premessa, è un peccato che sul nastro non siano presenti i titoli cinematografici italiani nonché i crediti finali. Il cast dell’edizione italiana è comunque noto e di prim’ordine: il tutto è curato ovviamente dalla Royfilm che affida il doppiaggio alla storica DEFIS. I dialoghi italiani sono al solito firmati dal Comandante Roberto de Leonardis e la direzione del doppiaggio è di Giorgio Bonora. Sul protagonista c’è Massimo Lopez, al suo primo ed unico approccio sul volto di Robin Williams, mentre per la Duvall è stata scelta la voce italiana di Silvia Pepitoni, che si adatta in maniera impressionante alla caratterizzazione di Olivia. Il buon Mario Bardella dona i suoi profondi bassi al Villain del film, Brutus, e tra gli altri doppiatori italiani non possiamo esimerci dal menzionare Gil Baroni su Paul Dooley nel ruolo di Poldo e Gabriella Genta come Nana Oyl interpretata da Roberta Maxwell.
Le canzoni presenti nel film sono interamente eseguite in italiano dal complesso vocale Akademia’s Sound diretto dal Maestro Pietro Carapellucci su testi adattati da PERTITAS.

Nel film impresso sul nastro – nella sua versione italiana, ridotta a circa 90 minuti a fronte dei circa 105 iniziali – appaiono anche altri personaggi del mondo del “Signor di Ferro”, come lo appella mamma Nana Oyl: l’ingordo Poldo Sbaffini, mangiatore seriale di hamburger e per niente dedito alla fatica,  come scritto poche righe sopra interpretato da Paul Dooley (il quale lavorerà con la Pixar per Cars – Motori ruggenti), il padre di Popeye Braccio di Legno, meglio conosciuto in Italia come Trinchetto, ruolo assegnato a Ray Walston, il figliolo adottivo Pisellino, al quale vengono affibbiati strani poteri paranormali simili a quelli del Gip Eugenio, infine la sgangherata famiglia Oyl, nella quale il fratello di Olivia Castor Oyl (l’attore Donovan Scott, ovvero il cadetto Leslie Barbara nel primo film della fantastica serie Scuola di polizia), uno dei principali protagonisti del Thimble Theather, viene rappresentato con un aspetto decisamente diverso da quella a cui erano abituati i lettori delle strisce a fumetti, al pari di mamma Nana.

In definitiva gli ingredienti ci sono tutti: l’ispirazione ai racconti originali dell’autore, riproposti accuratamente in scenari mastodontici e dispendiosi (degno di nota è l’imponente, fantastico set scenografico costruito per l’occasione nella cittadina di Mellieha, presso l’isola di Malta, che negli anni è rimasto in piedi ed è diventato una ancor oggi gettonata meta turistica: il Popeye Village), un cast fatto di interpreti di primo livello e di famose maestranze tecniche, ma qualcosa non funziona fino alla fine…nel complesso, a nostro avviso, il film risulta a tratti noioso, il che forse è imputabile non solo ad un minutaggio eccessivamente lungo, ma anche ad una sceneggiatura non sempre agile e che la bravura degli interpreti non riesce a salvare.
Al botteghino la pellicola non andò complessivamente malissimo, superando di gran lunga i 20 milioni spesi per la sua realizzazione. Ciò che maggiormente viene criticato al film è l’eccessiva volontà di tenere fede al tono strampalato delle avventure create da Segar. Il problema di questa premessa che sembra tutt’altro che malevola è che se ci sono gag e situazioni che ben funzionano sulle strisce dei fumetti o nelle serie animate, quando si passa all’azione “dal vero”, le cose sembrano cozzare e le tante gag che il film offre ai più risultano in definitiva scontate, prevedibili e alla lunga stancanti. Se in parte possiamo capire e per alcuni aspetti condividere questa critica, dobbiamo dire che tuttavia, a nostro avviso gli elementi cartooneschi delle scazzottate e alcuni “tormentoni” dei personaggi (il padre Cole Oyl al quale si devono sempre delle scuse, l’esattore delle tasse continuamente all’erta) sono simpatici ed apprezzabili.

La videocassetta fu probabilmente l’ultima della serie delle cosiddette Neon Mickey ad essere licenziata, nel settembre 1984, nonostante il codice 4022 sia numericamente antecedente rispetto a titoli usciti per l’home video nel giugno 1983, quali Paperino nel far west o Troppo vento per Winny-Puh. Sulla bianca fascetta è stampato un fotogramma del film presente anche su alcune fotobuste d’epoca, con Williams e la Duvall alla prese con il piccolo Pisellino / Wesley Ivan Hurt, e altri due fotogrammi sono impressi sul retro, dove i nomi dei protagonisti vengono storpiati in Robin William(s) e Shell(e)y Duvall. Al di sotto del frego nero che vedete immediatamente sopra la classica linea gialla e rossa delle Neon Mickey, era riportata la dicitura SOLO PER NOLEGGIO. È VIETATA LA VENDITA. Ma dato che nel 1984 questo divieto era ormai stato superato, il distributore si affrettò ad eliminare con vari modus operandi tale indicazione sulle fascette già stampate.
Il nastro sarà rieditato nel 1986 con un look aggiornato e con una fascetta molto più accattivante, ma con un contenuto quasi identico.

Edizione italiana:

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